Post contrassegnati da tag 'insegnamento'

Mappe

… concettuali. Ed altre diavolerie moderne.
Non ho capito se siano come la donna dalle lunghe ciglia, che tutti la vogliono ma nessuno la piglia, o se in effetti qualcuno le usi. Tutti, no di sicuro. Nei libri sono peggio dell’araba fenice: una all’inizio, per far vedere che il libro è aggiornato, e poi niente di niente.

Se non fosse evidente, preciso che, da brava neofita, ho passato l’estate a leggere libri di auto-aggiornamento professionale. Dal quale sembra che sia solo colpa nostra, se le cose non vanno in aula, che se adottassimo la giusta strategia scolastica tutte le cose andrebbero a posto in un amen. Ovviamente non è così, ma informarsi su eventuali strategie aiuta, credo (spero…)
Insomma, io ste mappe ho cominciato ad usarle.
E mi piacciono parecchio. Forse ne sto abusando. Però tutti prendono appunti (cosa che l’anno scorso non accadeva). Si, lo so, lo so che ramazza nuova spazza bene… per tre giorni, e che bisognerà vederli all’opera sulla lunga durata dell’anno, e non nell’incipit luminoso.
Però davvero mi sembrano utili. Come mi sembra utile cominciare un nuovo argomento con una specie di discussione collettiva (chiamatela pure brainstorming, se vi pare più figo, io preferisco così) sulla base della domanda “Ma se faccio così e colà, secondo voi cosa succede?”

Oggi, ultim’ora del sabato, mi sono stati dietro per tutta l’ora a discutere di attriti, cause del moto e quant’altro.
Per giungere alla conclusione condivisa che effettivamente sembra che non ci sia bisogno di una forza perché un corpo si muova.
So bene che interrogati sull’argomento nel corso dell’anno, e anche dopo, non si saranno scostati di un epsilon dalla visione pseudo-aristotelica  che accomuna l’intera umanità, a parte la minoranza, effettivamente trascurabile, dei fisici. Resta il fatto che su sta cosa la minoranza ha, per una volta, ragione,  se da questa ideuzza son poi venute fuori tutte le menate sul perché e il percome i corpi si muovano, idea prolifica, insomma. La mia speranza è insomma quella di aver gettato un piccolo seme.

Quanto entusiasmo…

E dire che lo so che questi entusiasmi di inizio anno sono forieri di terribili delusioni…

Sabato fascista

Per la par condicio, dopo il maoismo di classe non poteva mancare il sabato fascita…

Sabato nella scuola dove insegno non c’era nessuno. Gli altri insegnanti mi hanno detto che è una tradizione. Sono rimasta stupita, perché qui in città (adesso insegno in provincia) non usa, ma non ho trovato niente da eccepire, alla fin fine una forca collettiva all’anno mi sembra tollerabile (è per questo che non sarò mai una brava insegnante, empatizzo troppo con il lato oscuro dei miei studenti…).

Stasera però ricevo uno telefonata: era il sindacalista che avevo per riferimento nella ditta (metalmeccanica) dove lavoravo prima: siamo rimasti in contatto, e ci sentiamo ogni tanto per piangere su quanto in basso sia caduto questo paese.

Mi ha chiamato espressamente per inveire contro gli insegnanti, che nulla fanno per coltivare la memoria storica, e di fatto per instillare cultura, nelle giovani generazioni. “È colpa vostra se alla fine ci ritroviamo in un paese berlusconizzato!” Resto in ascolto per capire il perché di tanta indignazione. Mi racconta di suo figlio che sabato non è andato a scuola, e che lui non gli ha voluto firmare la giustificazione perché una forca qualsiasi si ma il sabato fascista no.

Era scandalizzato: nemmeno uno degli insegnanti di suo figlio aveva parlato in classe dell’origine di questa esecrabile tradizione.

Mi sono sentita uno schifo. Neanch’io ne avevo parlato, e non ho avuto il coraggio di dirglielo. 

Mi lascia comunque allibita che una simile tradizione sia così diffusa nella rossa che più rossa non si puà provincia toscana.

Maoismo di classe

Ci sono insegnanti che in tutta la loro carriera non hanno mai insegnato in un professionale.

Io invece lo imporrei come obbligo per poter passare di ruolo. Mi rendo conto che sia un’idea che sa un po’ di rivoluzione culturale, ma mica tutte le idee della rivoluzione culturale erano cattive, in fondo.

Se insegnare ti mette in discussione, insegnare al professionale funziona meglio di dieci anni di analisi. Tutte le debolezze, i nervi scoperti, le sofferenze verranno fuori. Non è detto che vengano risolti, ma almeno tiri fuori il rospo.

E non c’entra il numero, o il caos. L’anno scorso avevo classi numerose e pensavo che molti dei miei problemi di insegnante derivassero dalla mia scarsa capacità di gestire la classe.

Provate ad avere una classe di otto studenti e guardarli in faccia uno ad uno, nel loro assonnato disinteresse totale. Un senso di frustrazione incredibile. Sono otto, il sogno di ogni insegnante, e non so cosa diavolo fare per interessarli almeno un po’.

Buon anno…

Genitori o avvocati?

Me l’avevano detto tutti: i genitori pensano tutti, che i propri figli siano dei geni incompresi, e, al momento della verità, si trasformano in loro avvocati difensori, pronti a prenderne le parti  al di là di ogni tangibile evidenza.

Durante l’anno non avevo avuto modo di sperimentare questo aspetto della vita scolastica, ed anzi (sarò pazza?) trovavo il colloquio con i genitori un aspetto piacevole del mio lavoro: se non altro i genitori non fanno casino e non devo urlare per farmi sentire… In realtà parlare con i genitori è sempre stato illuminante, un modo per vedere i ragazzi da un altro punto di vista, per capirli meglio. In certi casi conoscere i genitori mi ha resa molto più empatica nei confronti dei loro figli -quante volte ho pensato “dev’essere dura vivere con un genitore così!”- in altri mi sono trovata immediatamente a solidarizzare con il genitore stesso…

Oggi però ho sperimentato per la prima volta il genitore avvocato. Non è stato piacevole, anche perché mi sono prima beccata una partaccia dal collega coordinatore di classe.

L’allievo T. aveva avuto la sufficienza nel primo quadrimestre. Ma solo perché aveva copiato spudoratamente in entrambe le prove scritte, ed io l’avevo interrogato proprio all’inizio dell’anno, nella fase della mia più profonda inesperienza (e bontà…)

Nel secondo quadrimestre, allontanato dal compagno di banco, aveva sperimentato una discesa agli inferi delle più drammatiche, una serie di insufficienze senza appello, dalle quali era riuscito, parzialmente, a risalire nell’ultima parte dell’anno, ma solo parzialmente. Praticamente, su quattro voti presi nel secondo quadrimestre, aveva una sola sufficienza.

Gli ho messo cinque. Aveva altre due materie insufficienti, e nella misteriosa alchimia dello scrutinio finale (i cui misteri meriterebbero un post a parte, o forse più d’uno) si è ritrovato con una sola materia da recuperare a settembre, la mia.

Fossi stata nel ragazzo, e nei di lui genitori, avrei messo un cero alla Madonna. Da tre insufficienze e una sola materia a settembre, il miracolo. E invece no! Il padre è venuto a lamentarsi, dicendo che il figlio era migliorato, che non si capacitava, e di qui e di là. Non si è convinto quando gli ho detto che il figlio, nell’arco di quattro mesi, era riuscito a strappare una sola sufficienza. Se n’è andato molto sulle sue. Spero solo che non ci siano ulteriori strascichi…

Questo sgradevole colloquio mi ha fatto prendere alcune decisioni riguardo alla mia stretegia valutativa nel prossimo anno: non farò più come quest’anno, che avevo benignamente deciso di non dare meno di 4, che già mi sembrava troppo deprimente. Se il compito farà schifo, gli metterò 2 o 3, quel che si merita. Lo stesso varrà per gli orali. Mi rendo conto che questo non ha buoni effetti dal punto di vista dell’autostima dei ragazzi, ma finché non mi viene qualche idea migliore, così farò. Si accettano consigli.

Bilanci

Mancano otto settimane alla fine dell’anno scolastico.

Il bilancio complessivo di questo primo anno di insegnamento è decisamente negativo. Comunque mi rigiri fra le mani questa esperienza, non riesco a trovarci una sola cosa positiva. Ah, si, una cosa positiva c’è stata, avere più tempo libero, cosa che però mi sembra veramente bieca.

Per il resto, credo di essere una pessima insegnante. Non riesco a insegnare niente ai miei allievi, riesco solo  ad urlare, mettere note, fare compiti in classe a sorpresa. In un anno non sono riuscita a stabilire uno straccio di relazione con loro, mi esasperano e basta.

Di fatto, tutte le più fosche previsioni su quello che sarebbe stato per me questo lavoro si sono avverate.

Prima facevo un lavoro non entusiasmante, ma che mi piaceva, e nel quale riuscivo ad utilizzare le mie qualità. Aveva il piccolo difetto di prosciugarmi l’anima, ma nessuno è perfetto. Adesso faccio un lavoro che mi lascia l’anima, ma nel quale nessuna delle mie qualità serve a niente, e invece ne servirebbero altre, che non ho.

Questo lavoro mi sta facendo perdere la stima di me. Speriamo di ritrovarla da qualche parte. Speriamo soprattutto che l’anno prossimo vada meglio.

Buonanotte.

Misteri del mestiere

Mi sbatto a mettere in bolla la rotaia a cuscino d’aria, litigo con l’elettromagnete, ho quasi una colluttazione con il cronometro digitale, e quando finalmente riesco a mettere tutto a posto e vorrei condividere con loro l’emozione di toccare con mano una cosa sulla quale lavoriamo da un mese, se ne fregano, fanno un casino dell’ottanta, e alla fine non mi portano nemmeno la relazione.

Poi un giorno porto in classe una giochino per bambini costruito della semplice limatura di ferro e un magnete, praticamente questo, e si entusiasmano due classi su due manco avessimo fatto assieme l’esperimento che ci farà vincere a tutti il premio Nobel.

Mah… E se convincessi il collega a mettere qualche smile e una foto di Vasco Rossi sulla rotaia a cuscino d’aria?

Sento che la mia strada verso la comprensione degli adolescenti è ancora molto lunga e faticosa…

Insegnanti inefficaci

F. mi fa impazzire. Quattordici anni, nel pieno del casino della sua età. E ci sguazza, come ci sguazza… Due genitori stronzi, amici teppistelli, poca voglia di studiare, la tendenza a piangersi addosso.

F. non ne vuole sapere di studiare la mia materia. A dire il vero non ne vuole sapere nemmeno di seguire le mie lezioni. Chiacchiera in continuazione, gioca col cellulare, tenta di copiare ai compiti. Si fa pure beccare, se è per questo.

Oggi ad F. ho dato una nota, in quanto ha passato l’ora a giocherellare con un accendino, e non l’ha piantata nemmeno dopo che l’ho ripreso più volte.

Poi ci ho parlato. In questi giorni gliene sono successe di ogni, ma cose serie, un fratello all’ospedale tanto per dirne una. È depresso, molto depresso. In cuor suo ha già dato per perso l’anno. Non sa dove sbattere il capo.

Mi sono sentita totalmente idiota, a non aver capito cosa ci fosse dietro la sua apatia, che avevo preso per arroganza.

Vorrei fare qualcosa per F. ma non so cosa. Non mi sento all’altezza. Mi vedo del tutto inefficace, come insegnante.

Loro fanno casino, e io non riesco a leggere dietro ai loro frizzi e lazzi, non riconosco chi fa davvero il furbo e chi invece nasconde disagi. Finisco per essere cattiva con tutti, indistintamente, punisco chi avrebbe bisogno di ascolto, lascio impuniti quelli che avrebbero bisogno di capire che a scuola, come nel mondo, si dovrebbero rispettare alcune regole.

Da un lato metto troppa poca distanza fra me e loro, si sentono autorizzati a fare, e dire cose con me che non sono adeguate alla relazione insegnante-allievi. Dall’altro non riesco ad essere empatica, li vedo come un tutto indistinto e un po’ nemico, dal quale difendermi.

Questo lavoro si sta rivelando molto più difficile del previsto.

E intanto ho contribuito ad aumentare la depressione di F.

Tenerezza

Quello che mi frega è che mi fanno tenerezza. Mi interiscono i loro errori, le cose assurde che riescono a dire, le promesse della quali, appena proferite, già si sa che non verranno mantenute.

Non riesco a prendermi sul serio nella mia missione educativa, se continuo a intenerirmi e in parte a immedesimarmi in loro.

Ma come si fa a non…?

La prima legge di Keplero sono tre la prima è la legge delle orbite i pianeti che girano intorno al sole sono delle ellissi… (Verifica scritta, seconda superiore)

La prima cosa che salta agli occhi è la totale inutilità della punteggiatura: hanno ragione loro, si capisce lo stesso.

Per il resto… si tratta un trattato di vera e propria teologia copernicana: la prima legge di Keplero che è una e trina, i pianeti che, strappati con veemenza all’armonia delle sfere celesti, si sono nell’urto addirittura spiaccicati in dischi, e per di più ellitticci…

Purtroppo l’autore non è andato oltre.

Scelte di vita

Post lieve lieve. Oggi ne ho bisogno. Dopo una settimana “politica” come quella passata, e oggi due CDC per i P.E.I. mi è concesso.

….
….

Vabbé non avere progetti, vabbé che la nostra vita è dominata dal caso, vabbé lasciarsi vivere….

Ma perché una ventina di anni fa, quando mi sono iscritta all’università, ho scelto fisica?

Potevo fare storia dell’arte, filosofia, sociologia, storia, anche matematica o statistica, ma fisica proprio!!!! Dopo così tanti anni ancora non me ne capacito.

Se il caso mi fosse stato amico, magari avrei potuto non farcela, rimbalzare dieci volte ad analisi 1, come succedeva a tanti, oppure svegliarmi una mattinata rinsavita, come era successo già a mio padre, che in una notte decise, dopo due anni di medicina con tutti gli esami dati, che no, non era la sua strada, e sarebbe diventato architetto.

No no, sono andata avanti, laurea, dottorato… E poi… Ero riuscita poi a scappare, per quasi dieci anni.

Adesso mi ha riacciuffato. Mi tocca pure di insegnarla!!!!

Quasi quasi l’anno prossimo mi iscrivo a matematica, o vediamo se questa volta, a mettere in piedi un progetto esistenziale con i fiocchi, le cose vanno meglio (poi però mi tocca cambiare il nome al blog…)

Fallimenti

L’ultima volta che sono stata in classe di L., gli ho messo un rapporto. Non può starsene tutta l’ora a fare il buffone, tirare enormi palle di carta, rovesciare una bottiglia d’acqua sul banco dietro, chiacchierare con il compagno di banco… e con quello all’angolo opposto della classe. Non mi piacciono i rapporti, ma l’alternativa era buttarlo fuori di classe. E per lui sarebbe stato un regalo, non una punizione.

L. continua a fare confusione disturbando la lezione e distraendo i compagni, e non smette malgrado i ripetuti richiami da parte dell’insegnante.

L. non ha voglia di fare niente. Alla prima verifica scritta, a novembre, era convinto fin dal primo minuto di consegnare il compito in bianco, gli sono stata vicino per tutta l’ora e alla fine mi ha consegnato qualcosa se non proprio sufficiente almeno passabile. Le successive verifiche sono state un disastro.

L. è totalmente demotivato verso la scuola. Non ci prova nemmeno a fare qualcosa, così almeno può credere di andare disastrosamente non perché è zuccone ma perché non fa un fico secco. E in effetti zuccone zuccone non è, uno zuccone medio. Ma con un’autostima sotto i piedi.

Dopo la lezione ho parlato con L., che ha dichiarato di aspettare a gloria il compimento dei sedici anni per poter andare a lavorare. Con il suo babbo, nel campo, che gli piace molto di più rispetto a venire a scuola. Sarà vero? Sarà un’autodifesa? Propendo per la seconda ipotesi.

L. ha preso un tot di rapporti, in questo primo quadrimestre. È pure riuscito a farsi dare tre giorni di sospensione. Diciamo che se c’è una cosa in cui mette impegno e determinazione, è cercare di farsi buttare fuori.

Certo che così mi sembra di avere tutte le armi spuntate. Sento di non poter fare niente per L., e al contempo sono contenta, lo ammetto, quando fa forca, almeno il clima nella classe diventa più gestibile.

Il tutto somiglia a un fallimento, e mi fa sentire un buco in fondo allo stomaco. Magari col tempo mi abituerò. Imparerò a trattare gli innumerevoli L. che incontrerò sul mio cammino in modo più efficace, ma soprattutto imparerò a non starci male.

Mi sembra che fare l’insegnante sia un po’ come fare il medico, solo che non è facile capire come “curare” gli allievi che hanno bisogno di noi. Alla fine io insegno solo per quelli che sono in grado di cavarsela da soli. Non è una bella sensazione.

Pagina Successiva »