Per la par condicio, dopo il maoismo di classe non poteva mancare il sabato fascita…
Sabato nella scuola dove insegno non c’era nessuno. Gli altri insegnanti mi hanno detto che è una tradizione. Sono rimasta stupita, perché qui in città (adesso insegno in provincia) non usa, ma non ho trovato niente da eccepire, alla fin fine una forca collettiva all’anno mi sembra tollerabile (è per questo che non sarò mai una brava insegnante, empatizzo troppo con il lato oscuro dei miei studenti…).
Stasera però ricevo uno telefonata: era il sindacalista che avevo per riferimento nella ditta (metalmeccanica) dove lavoravo prima: siamo rimasti in contatto, e ci sentiamo ogni tanto per piangere su quanto in basso sia caduto questo paese.
Mi ha chiamato espressamente per inveire contro gli insegnanti, che nulla fanno per coltivare la memoria storica, e di fatto per instillare cultura, nelle giovani generazioni. “È colpa vostra se alla fine ci ritroviamo in un paese berlusconizzato!” Resto in ascolto per capire il perché di tanta indignazione. Mi racconta di suo figlio che sabato non è andato a scuola, e che lui non gli ha voluto firmare la giustificazione perché una forca qualsiasi si ma il sabato fascista no.
Era scandalizzato: nemmeno uno degli insegnanti di suo figlio aveva parlato in classe dell’origine di questa esecrabile tradizione.
Mi sono sentita uno schifo. Neanch’io ne avevo parlato, e non ho avuto il coraggio di dirglielo.
Mi lascia comunque allibita che una simile tradizione sia così diffusa nella rossa che più rossa non si puà provincia toscana.


