La paura

Qual è la cosa più deleteria in questo bellissimo e difficile lavoro? La paura. Nella fattispecie, la paura dei ragazzi.

C’è poco da fare, la paura c’è ed ha ragion d’esserci.
Loro sono tanti, ed io sono una sola.
Loro sono dei veri esperti della scuola, se non altro perché ci stanno dentro da anni ogni giorno, io non ci mettevo piede da trent’anni.
Loro possono permettersi di sbagliare, io molto meno.

Ma so perfettamente che solo quando avrò il coraggio di smantellare il muro di paura che frappongo fra me e loro riuscirò davvero ad imparare a fare questo mestiere.

All’inizio, quando sei lì sola di fronte a loro, e faresti di tutto per diminuire la tensione ed avere il loro consenso, la paura ti salva, perché ti impedisce di metterti completamente a nudo, ma poi diventa un ostacolo. Ti impedisce di capirli. Soprattutto ti impedisce di costruire una relazione con loro, e senza una relazione di buona qualità questo lavoro non esiste.

Solo mettendo in gioco la propria persona, solo guardandoli in faccia, e facendosi scrutare da loro, si può pensare di stabilire una relazione vera. Che non potrà e non dovrà mai essere paritetica, ma deve esistere, nella sua specificità.

Devo trovare il modo di liberarmi dalla paura dei ragazzi, senza questo nessuna tecnica potrà funzionare.

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