Cara libertà

Il Manifesto Ho cominciato a leggere Il Manifesto nel 1989, ai tempi di Tien An Men. Prima ero il paradigma del disimpegno liceale degli anni ’80.
Mi c’è voluto un po’ per capire gli editoriali di Rossana Rossanda, ma non me ne perdevo uno lo stesso. Quelli di Pintor li capivi subito, arrivano dritti, e in contemporanea, alla testa al cuore e alla pancia.

Sono passati quasi vent’anni, io sono più acciaccata, le mie speranze sono meno brillanti, ma Il Manifesto continua ad arrivare a casa nostra tutti i giorni, anche se c’è meno tempo per coltivare il cervello di allora e ci sono giorni che ci butto giusto un occhio. Il Manifesto non lo abbandonerò mai.

Ma c’è il rischio che sia lui ad abbandonare me. Perché il mio giornale non ha soldi.

Oddio, spesso il mio giornale si è trovato senza soldi, ma questa volta sembra peggio. C’è la crisi della carta stampata, c’è il governo che vara leggi inique contro la libertà d’informazione.

Senza Il Manifesto la mia vita sarebbe un po’ meno libera.

Domani Il Manifesto sarà in edicola a 50 euro. È un pacco di soldi. È il mio regalo di Natale. Regalatevelo anche voi.

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