Bilanci

Mancano otto settimane alla fine dell’anno scolastico.

Il bilancio complessivo di questo primo anno di insegnamento è decisamente negativo. Comunque mi rigiri fra le mani questa esperienza, non riesco a trovarci una sola cosa positiva. Ah, si, una cosa positiva c’è stata, avere più tempo libero, cosa che però mi sembra veramente bieca.

Per il resto, credo di essere una pessima insegnante. Non riesco a insegnare niente ai miei allievi, riesco solo  ad urlare, mettere note, fare compiti in classe a sorpresa. In un anno non sono riuscita a stabilire uno straccio di relazione con loro, mi esasperano e basta.

Di fatto, tutte le più fosche previsioni su quello che sarebbe stato per me questo lavoro si sono avverate.

Prima facevo un lavoro non entusiasmante, ma che mi piaceva, e nel quale riuscivo ad utilizzare le mie qualità. Aveva il piccolo difetto di prosciugarmi l’anima, ma nessuno è perfetto. Adesso faccio un lavoro che mi lascia l’anima, ma nel quale nessuna delle mie qualità serve a niente, e invece ne servirebbero altre, che non ho.

Questo lavoro mi sta facendo perdere la stima di me. Speriamo di ritrovarla da qualche parte. Speriamo soprattutto che l’anno prossimo vada meglio.

Buonanotte.

6 Responses to “Bilanci”


  1. 1 Igraine giovedì, 23 aprile 2009 alle 7:43 am

    Ti capisco sai? Però il tuo è un bel lavoro ma impegnativo, vedrai che l’anno prossimo andrà meglio.
    Baci

  2. 2 desian giovedì, 23 aprile 2009 alle 10:57 am

    Tutti cerchiamo la perfetta adesione di noi stessi alla nostra vita, ai nostri desideri. Tutti facciamo enormi fatiche per provare a riuscirci. Al primo colpo non ce l’hanno fatta né Einstein, né Leonardo da Vinci, né. Qualcuno al secondo, qualcun altro è lì che ci prova ancora.
    Oipaz ha un’altissima concezione di sé, è esigentissima con se stessa (forse non chiederebbe altrettanto a nessun altro…), è perfezionista, analitica, passionale e razionalissima insieme. Immagino sia (immagino, eh!) un gioiello abbastanza raro, una delle persone più qualsiasi cosa che ci siano in circolazione.
    “Ma la passione spesso conduce ad inciampar nelle proprie voglie”: non mi pare che la canzone facesse proprio così ma ci va vicino, ci indica che è difficile.
    Sempre. Perché poi riuscirci, alla fine, dopo aver lavorato a lungo dà la soddisfazione che dà. Personalmente aspetterei quella.
    E fidatevi, la conosco abbastanza…

  3. 3 LGO giovedì, 23 aprile 2009 alle 10:46 pm

    Una relazione è sempre una roba biunivoca, non puoi colpevolizzarti più di tanto se non ha dato i risultati sperati. Ci sono anni che vanno di schifo, anni un po’ meglio. Io questo lavoro non l’ho scelto, quello che ho scelto ad un certo punto della vita è di avere figli, e c’era poco altro da fare che mi permettesse di occuparmi di loro. Dopo otto anni, lo trovo un lavoro molto frustrante, estremamente creativo, socialmente inutile (oggi un ragazzino mi ha detto che preferirebbe fare il barbone piuttosto che fare il professore :() e occasionalmente meraviglioso. Perchè, raramente ma con frequenza non nulla, ogni tanto ti rendi conto che quello che fai sta cambiando un po’ la vita di qualcuno, che si ricorderà di te per sempre. E questa responsabilità, un po’, ti rende migliore.
    Capisco la depressione, ma cerca di tenere duro😉

  4. 4 oipaz venerdì, 24 aprile 2009 alle 11:30 am

    si lo so che devo tenere duro. e che sono una perfezionista. e che pian piano le cose miglioreranno (questo in effetti LGO non lo dici… mi preoccupo parecchio!) se non altro perché l’anno prossimo non commetterò quei due/tremila errori che ho fatto quest’anno e di cui mi sono accorta (ce ne sono sicuramente altrettanti, anche di più, di cui non mi sono accorta, e che continuerò impunemente a fare…).
    so che non può che andare meglio, insomma.
    so anche che è stato un anno schifoso su molti fronti, e che se avessi avuto un briciolo di energie da dedicare, a questo benedetto nuovo lavoro, le cose sarebbero andate meglio.
    pazienza! o come diceva una mia amica, pazienzina!, che suona meglio.

    resta il fatto che so bene che questo non è il mio lavoro, e che sarà sempre in salita farlo.

    in ogni modo, grazie della solidarietà…

    vedremo cosa accadrà l’anno prossimo…

  5. 5 LGO domenica, 26 aprile 2009 alle 10:20 pm

    Se le cose miglioreranno? Non so. Dipende. Certo, uno impara a farlo meglio, il lavoro. Però l’entusiasmo, quello dipende molto da chi ti trovi davanti. Alla faccia di quelli che dicono che insegnare è una missione😉

  6. 6 monica domenica, 3 maggio 2009 alle 8:44 am

    ciao, sono monica …

    a me affascina sempre il mondo della scuola e lo ammetto, mi stupisce sempre un sacco la fatica che fanno i professori. non che non la comprenda.
    ma io sono un educatrice professionale e per forza devo trattare la parte incasinata delle relazioni, e del modo di attraversare i luoghi dei ragazzini.
    certo io non devo insegnare una “cosa” specifica. devo solo stare lì e trattare insieme il senso di “quel” passaggio, che sia a scuola, a casa, in comunità…
    la fatica a scuola che ho fatto è stata forte, per esempio, nel non essere riconosciuta dai professionisti omologhi. gli insegnanti. mentre lo ero da bidelli, alunni, presidi…
    io non ho nulla di concreto e visibile da insegnare, se non l’esser lì ed (per) attraversare insieme quel guado.
    la seconda fatica è data da una organizzazione monolitica, che dipenede da un entità organizzativa superiore, invisibile, intangibile che prevede esecuzione e non condivisione.
    la terza fatica è stata l’impossibilità di costruire con i professori luoghi e tempi per riflettere insieme sul ciò che un lavoro di rete stava generando.
    la quarta fatica è stata quella di dovermi sostituire in alcuni casi ad un prof inconsistente. cosa assai imbarazzante. ma per i ragazzini è servito a stabilire il contatto.

    peraltro ho visto anche quegli alunni più casinisti provare a caire la grammatica per una prof che aveva trovato il contatto con la classe….

    insomma è molto di più di una insoddisfazione professionale, ma una difficoltà di sistema, che la scuola potrebbe accettare ed incontrare. rendendo il lavoro più soddisfacente, a tutti.

    per concludere il lavoro con la scuola, ad esempio, per il servizio educativo con cui lavoro ha cominciato a funzionare meglio dopo tre anni, quando gli educatori hanno cominciato a venir accettati un pò di più (poco comunque) dall’organizzazione … tempi lunghi di assestamento, direi!!!🙂

    scusa l’eventuale scassamento di zebedei.


Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...





%d blogger cliccano Mi Piace per questo: