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Tre buone ragioni per essere felice

Oggi sono ufficialmente e per sempre una vera profe: ho superato l’anno di prova e sono stata confermata in ruolo.

Me felice!

E ho scoperto tre nuove ottime ragioni per esserlo…

Three reasons to be a teacher

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È un po’ che non scrivo. Sono presa da molte cose: verifiche, consigli di classe, collegi, relazioni di fine anno… Sono presa, anzi presissima, anche dalla “formazione per i docenti neo-assunti nella scuola”.

Malgrado tutto, è un buon periodo.

Il corso che sto facendo, contrariamente a quanto mi avevano detto, mi pare parecchio ma parecchio utile. Far fare un corso per neo-assunti ad un precario decennale è una beffa di cattivo gusto, ma farlo fare a me, che di scuola non so niente, non è una cattiva idea.
E poi non parla di cose senza senso, di palestre contese e terribili Ivan, parla di didattica laboratoriale, di percorsi didattici di fisica nel biennio delle superiori, di apprendimenti significativi, di motivazione. Mi sembra un’ottima cosa. Concentrarlo tutto a fine anno scolastico invece mi è sembrata una cosa pessima. Tant’è… Non si può avere tutto dalla vita.

Tutto sommato, è un buon periodo.

Mi sono quasi affezionata ai miei allievi. Non tutti, alcuni. Non tutte le classi, soprattutto. Con alcuni sto cominciando timidamente ad avere una relazione. Sarà solo che vogliono entrare nelle mie grazie in vista degli scrutini finali? Credo di si.

Tutto sommato, è comunque un buon periodo.



Non potete immaginare che sensazione inebriante si provi nello scoprire che mancano solo 11 giorni effettivi alla fine dell’anno scolastico!

Mont blanc e 25 aprile

Non so se si era capito, ma in questo periodo non sono proprio soddisfatta soddisfatta della piega che ha preso la mia vita…

Fra le varie cose che sono arrivate da non si da dove a funestarla c’è pure la celiachia. Che è abbastanza buffo, a 43 anni, e senza mai aver avuto un sintomo…

In effetti la celiachia in sé non è niente di drammatico. Afferisce semmai alla categoria “rotture di coglioni”, quelle ore passate al supermercato con il naso nel prontuario come un’idiota, cercando di capire se posso usare il lievito per dolci Piripilli, se il prosciutto cotto in offerta rappresenta una minaccia invisibile al mio benessere. Cose così. La cosa che mi piace meno è spiegare agli amici che potranno continuare a invitarci a cena, con alcune precauzioni, e soprattutto vedere le loro facce sconcertate… A pensarci bene da quando ho cominciato la dieta nessuno ci ha più invitati!

Insomma, fatte salve queste osservazioni, non è una tragedia. Alla fin fine si tratta di una malattia che guarisce solo con una dieta, senza ingurgitare alcuna schifezza chimica, e questa cosa è davvero spettacolare, in un mondo in cui si assumono medicine anche per fare/non fare la cacca.

Però sto ancora metabolizzando la novità, e non è che mi entusiasmi più di tanto. Faccio gli occhi dolci ai preparati per pastiera, mi commuovo al pensiero della ribollita, mi intristisco alla sola idea del krantz o del panettone.

Però… però… Oggi facendo ordine nel freezer ho scoperto un sacchetto pieno di castagne bollite. Castagne da noi raccolte, e da me amorevolmente lessate e sbucciate l’autunno scorso. Me n’ero scordata. Ed invece eccole lì, sante castagnine… Già sbucciate (il che non è poco, proprio per niente!). Scongelarle, cuocerle nel latte e nello zucchero è stato tutt’uno. 

Domani si festeggerà il 25 aprile con il Mont Blanc. Non è esattamente un dolce di stagione, ma è naturalmente privo di glutine, e poi le castagne sono più che naturali, le abbiamo raccolte noi con le nostre manine. Sembrerà poco, ma la cosa mi ha resa felice. Anche noi celiaci abbiamo dolci degni di cotanto nome. Francese. Imponente. Evocativo di citazioni cinematografiche.

Si, perché domani è la festa della Liberazione. Bisogna ricordarsene, di questi tempi. Non lasciare che se ne approprino quelli che non ne hanno diritto. È la nostra festa. Il 25 aprile e il primo maggio, le mie feste nazionali. Da festeggiare degnamente con un signor dolce.

Bilanci

Mancano otto settimane alla fine dell’anno scolastico.

Il bilancio complessivo di questo primo anno di insegnamento è decisamente negativo. Comunque mi rigiri fra le mani questa esperienza, non riesco a trovarci una sola cosa positiva. Ah, si, una cosa positiva c’è stata, avere più tempo libero, cosa che però mi sembra veramente bieca.

Per il resto, credo di essere una pessima insegnante. Non riesco a insegnare niente ai miei allievi, riesco solo  ad urlare, mettere note, fare compiti in classe a sorpresa. In un anno non sono riuscita a stabilire uno straccio di relazione con loro, mi esasperano e basta.

Di fatto, tutte le più fosche previsioni su quello che sarebbe stato per me questo lavoro si sono avverate.

Prima facevo un lavoro non entusiasmante, ma che mi piaceva, e nel quale riuscivo ad utilizzare le mie qualità. Aveva il piccolo difetto di prosciugarmi l’anima, ma nessuno è perfetto. Adesso faccio un lavoro che mi lascia l’anima, ma nel quale nessuna delle mie qualità serve a niente, e invece ne servirebbero altre, che non ho.

Questo lavoro mi sta facendo perdere la stima di me. Speriamo di ritrovarla da qualche parte. Speriamo soprattutto che l’anno prossimo vada meglio.

Buonanotte.

Scherzi di natura

Life is what happens to you while you’re busy making other plans…  (John Lennon)

Sempre sui progetti, le priorità e le strade tracciate.

Forse non ne possiamo fare a meno, forse è insito nella natura umana, questo cercare una strada da seguire, e un punto in fondo alla strada da inseguire.

Ma non bisogna dimenticarsi del paesaggio intorno. Perché alla fine quello che avrà fatto la nostra vita è l’intensità con cui avremo guardato quel paesaggio, più che l’aver raggiunto o meno il punto.

C’è un altro aspetto. Se noi non lo guardiamo con intensità, non gli dedichiamo la giusta attenzione, il paesaggio farà di tutto per farsi notare. E mica ci va tanto per il sottile, in queste cose. Temporali, tempeste, inondazioni, eruzioni vulcaniche. La natura non scherza, quando vuole farsi notare.

Però, se ci concentriamo su ciò che accade durante il cammino con il dovuto rispetto, allora son soddisfazioni. Come ieri sera la luna e venere in un cielo turchino. Una cosa tipo questa per intendersi.

The Mom Song

Dedicato a tutte le risorse sovrasature…

Sono un po’ perplessa per il riferimento alla NorthLand Church, ma era, fra tutti i video con questa canzone, il migliore.  La cantante ha una teatralità favolosa…

Priorità

Priorità per me è diventata una parolaccia quasi quanto progetto.

La nostra vita è una corsa a ostacoli per definire le nostre priorità. Priorità professionali, esistenziali, emotive, sentimentali. Priorità assolute. Soprattutto priorità assolute.

Il problema è che, come per i famigerati progetti, anche le priorità non sono affatto libere come sembrerebbero. Anche se ci illudiamo, non siamo mai veramente noi a definirle. È il contesto che le induce. La vita che ci obbliga a scegliere questa o quella, a seconda dei momenti, delle esigenze familiari, dello stato del nostro conto in banca, della salute, della qualità del rapporto di coppia…

… Gli operatori sono momentaneamente occupati. Si prega di attendere per non perdere la priorità acquisita…

Come possiamo permetterci di perdere la priorità acquisita, anche se in quel momento non è la nostra?

Un’umanità che corre e rincorre priorità e progetti in conflitto gli uni con gli altri, raramente prodotti dal nostro più intimo sentire, quasi sempre indotti dai soggetti più diversi, a volte anche dagli oggetti. Ecco quello che mi si spiana davanti.  

Tutto questo “voglio dunque esisto” ci massacra, ci mette gli uni contro gli altri, ci mette sempre più contro noi stessi.  

Veramente dovremmo renderci conto che questa nostra volontà che crediamo così potente è in realtà quasi sempre inane, per non dire inutile, e viviamo in un flusso nel quale ci possiamo spostare per micron, più che per chilometri. È altrettanto vero che quel micron può produrre, nel medio e lungo periodo, spostamenti più che rilevabili, ma spesso del tutto imprevedibili.

Meglio sarebbe allora spostare lo sguardo dal lontano e posarlo su quello che ci circonda, sia nel tempo che nello spazio, su quel quotidiano così schiacciato dalla vita che incalza. Trasformare quel quotidiano in un canto.

Basta progetti, basta priorità, solo il nostro giardino, da coltivare giorno per giorno per trasformarlo in un piccolo paradiso. Questo non vuol dire chiuderci nel privato, tutt’altro. Mille sono i giardini, mille le vite e i sentimenti.
Nel mio giardino ci potrà essere l’impegno politico, nel tuo la lettura, in un altro la bicicletta, ma il punto è smettere di vedere la vita come un vettore, con modulo direzione e verso.

La vita è solo un intorno grande a piacere di questo punto nello spazio-tempo.


FammiScegliere