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L’oroscopo del libero arbitrio

Adoro l’oroscopo di Brezny, l’oroscopo del libero arbitrio, come lo definisce lo stesso autore.

Credo amarlo sia cosa un po’ progressista e di sinistra, una specie di crisma di riconoscimento fra certe persone. E questo mi innervosirebbe un po’, perché è tutta la vita che lotto contro potenziali derive radical-chic. Lotto strenuamente, con atti e con parole, con vestiti, con scelte di vita. Però a volte si deve cedere. Se è radical-chic, che sia. A Brezny non rinuncio. Soprattutto questa settimana.

Il pittore spagnolo Francisco Goya intitolò una delle sue acqueforti El sueño de la razón produce monstruos, che può essere tradotto in due modi: “Il sonno della ragione genera mostri” o “Il sogno della ragione genera mostri”. La prima traduzione fa pensare che se mettiamo a dormire la nostra ragione, rischiamo di fare qualcosa di folle. La seconda implica che se ci affidiamo troppo alla nostra ragione, quella diventa così arrogante da sottovalutare le emozioni e distorcere la fantasia. In questo momento, Gemelli, sei più propenso a fare la prima cosa ma è importante che tu faccia attenzione a entrambe. Puoi uscire dal tuo stato di sofferenza solo se usi la ragione nella giusta misura: non troppo né troppo poco.

Questo me lo devo scrivere sul muro di fronte al letto.

Alienazione post-moderna

Non riesco a capacitarmi di come faccia, malgrado il periodo schifosissimo, nel quale ci sarebbe da incavolarsi di brutto da mane a sera, ad essere così vergognosamente disimpegnata.

Erano anni che non passavo un periodo così: non leggo i giornali, non ascolto la radio, non guardo nemmeno repubblica online.  Le cose mi passano attorno senza toccarmi.

Ha a che fare con il lavoro e con la rete. Mi distraggono.

Dovrei navigare di meno, leggere di più e soprattutto pensare di più.

Primo giorno di scuola… per tutti

Domani ricomincia la scuola. Per me e per i miei figli.

Per il piccolo a dire il vero comincia in tutto e per tutto: prima elementare…
È teso come una corda di violino. Sotto la doccia stasera mi sussurra a mezza voce “Mamma, sono molto preoccupato per domani: io ancora non so scrivere…” e così siamo partite, io e la sorella grande, che son giorni che fa davvero la grande, a rassicurare, che a scuola ci si va per imparare, che se si sapesse già tutto a scuola ci si annoierebbe, e così via…
Non so mica se abbiamo fatto bene. Le sue erano ansie soprattutto da accogliere, da ascoltare, forse non avevano bisogno di rassicurazioni. Che poi le rassicurazioni se l’è costruite a suo modo: ad esempio contando fino a 150… “Se non so scrivere, almeno con i numeri me la cavo” deve aver pensato. E così è crollato nel regno dei sogni più sereno.

Queste giornate convulse, accanto a un figlio in totale panico, mi hanno fatto ricordare i miei primi giorni: la sera prima non riuscivo mai a dormire, e questo è accaduto non solo alle elementari, ma ogni anno, fino alla maturità. E dire che per me andare a scuola non era una sofferenza, ma un piacere…  

Così mi sento un po’ più ben disposta verso i miei studenti, che vedrò domani per la prima volta: forse anche qualcuno di loro stasera ha fatto fatica a prendere sonno, molti cominceranno l’anno nuovo con un pizzico d’ansia su ciò che li aspetta (quelli delle prime sicuramente), altri avranno timore che non li aspetti niente di nuovo… I quasi due mesi di vacanza non mi hanno resa folle, so bene che la maggior parte di loro vive il primo giorno di scuola in modo del tutto sereno, al limite del disinteresse totale, ma è il mio stato d’animo che è molto migliore rispetto a quello di un anno fa. Sono meno impaurita, e più propensa all’empatia verso le belve, e mi pare una disposizione d’animo più giusta.

Buoni propositi:

  • mettere in chiaro fin da subito quali sono le regole da rispettare (le solite poche ma buone)
  • esigere con costanza e coerenza che le rispettino, soprattutto i primi tempi
  • non farsi impietosire, che per quello c’è sempre tempo agli scrutini di giugno
  • ascoltarli più di quanto mi verrebbe naturale
  • essere paziente e non urlare
  • cercare di rendere le lezioni meno noiose e più coinvolgenti
  • puntare i riflettori su loro che imparano, più che su di me che insegno
  • andare a dormire presto la sera, visto che mi hanno affibbiato una sede lontana da casa e la mattina mi toccherà di partire ad orari veramente antelucani

Intanto ho già cominciato male, e non mi sono preparata niente di preciso per domani.

E dire che è nei primi giorni di scuola che si gioca tutto l’anno scolastico…

Foto di famiglia

Oggi me ne sono fregata delle verifiche da correggere, del fatto che non sono decisamente in forma e il freddo non mi fa bene, mio marito se n’è fregato del lavoro che si accumula, e ce ne siamo andati con i pargoli a fare una gitarella fuori porta.

Era una giornata di quelle fredde e meravigliose, con le luci nette e il sole ovunque, la campagna toscana brillava di severa arroganza, i palazzi medievali di mattoni e pietra erano perfetti, e siamo stati bene. Quel bene che non c’è bisogno di dire granché, ma lo percepisci sotto la pelle: i bambini che non bisticciano, io che ogni tanto sto pure zitta, mio marito che sorride.  

È un periodo pesante per tutti, e ci voleva. Ci vorrebbero più domeniche così. Forse anche qualche venerdì.

Se trovassimo l’impulso per farle più spesso, sono sicura che quasi per miracolo anche le verifiche si correggerebbero se non proprio da sole ma con più levità.

Non so se questo faccia parte di un qualche progetto, ma certo riuscire a vivere la vita per quello che ti può dare giorno per giorno sarebbe già un passo avanti.

Scelte di vita

Post lieve lieve. Oggi ne ho bisogno. Dopo una settimana “politica” come quella passata, e oggi due CDC per i P.E.I. mi è concesso.

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Vabbé non avere progetti, vabbé che la nostra vita è dominata dal caso, vabbé lasciarsi vivere….

Ma perché una ventina di anni fa, quando mi sono iscritta all’università, ho scelto fisica?

Potevo fare storia dell’arte, filosofia, sociologia, storia, anche matematica o statistica, ma fisica proprio!!!! Dopo così tanti anni ancora non me ne capacito.

Se il caso mi fosse stato amico, magari avrei potuto non farcela, rimbalzare dieci volte ad analisi 1, come succedeva a tanti, oppure svegliarmi una mattinata rinsavita, come era successo già a mio padre, che in una notte decise, dopo due anni di medicina con tutti gli esami dati, che no, non era la sua strada, e sarebbe diventato architetto.

No no, sono andata avanti, laurea, dottorato… E poi… Ero riuscita poi a scappare, per quasi dieci anni.

Adesso mi ha riacciuffato. Mi tocca pure di insegnarla!!!!

Quasi quasi l’anno prossimo mi iscrivo a matematica, o vediamo se questa volta, a mettere in piedi un progetto esistenziale con i fiocchi, le cose vanno meglio (poi però mi tocca cambiare il nome al blog…)

Sul comodino

Alcuni sul comodino ci sono già, altri sono su quello del marito, altri vanno comprati

  • Il secolo breve – Hobbsbawn 
  • Il sopravvissuto – Scurati
  • Cos’è la globalizzazione – Beck
  • La società globale del rischio – Beck
  • Caos calmo – Veronesi
  • La banalità del male – Arendt
  • Vita activa – Arendt
  • Il calice e la spada – Eisler
  • Obbedienza all’autorità. Uno sguardo sperimentale – Milgram
  • Nonluoghi – Auge
  • Leggere Lolita a Teheran – Nafisi
  • Diario di scuola – Pennac
  • L’ospite inquietante – Galimberti
  • Il gesto di Ettore – Zoja
  • Raising a family. Living on planet parenthood – Elium & Elium
  • Cara creatura – Roveredo