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Stato etico o libertà individuale?

In questi giorni mi sono trovata spesso a chiedermi, in modo un po’ didascalico, come si confà alla mia nuova professione, “Cosa deve fare lo Stato?”

La domanda può essere variamente articolata, anche come “Lo Stato può dirmi cos’è giusto e sbagliato? Può impormi un sistema di valori? Può decidere cosa io, come individuo, posso fare della mia vita?”

La risposta per me è una e una sola. NO.

Lo Stato deve stabilire un sistema di regole che impediscano che il singolo individuo, gruppi di individui, o lo Stato stesso, nuocciano ad altri individui o ne limitino le libertà,  deve definire quindi quali sono i diritti e i doveri dei singoli cittadini perché ciò accada, deve mettere in campo azioni per far sì che i cittadini si trovino ad avere le medesime “condizioni al contorno” e che non ci siano cittadini, gruppi, organizzazioni più uguali degli altri.

Lo Stato però si deve fermare quando si entra nel merito della libertà del singolo individuo, che deve essere garantita in modo assoluto, così come devono essere garantite la sua libertà di scelta. Insomma, lo Stato non può dire a me, cittadino, cosa è giusto e sbagliato, se non nella misura in cui in così facendo difenda la libertà e i diritti degli altri cittadini.

Nel secolo scorso, che ha visto passare sotto i suoi occhi gli orrori dei totalitarismi, era ben chiaro a tutti, all’immaginario collettivo, i pericoli e le aberrazioni di Stato che si arrogava il diritto di decidere cosa fosse giusto o sbagliato in assoluto, di uno Stato etico, per dirla in una parola.

Negli ultimi anni questa chiarezza, che, come altri concetti, consideravano tutti come acquisita, è venuta meno, e si sta sempre più diffondendo, in modo subdolo, l’idea che lo Stato possa sostituirsi alla coscienza individuale.

Non troppo casualmente, questo va di pari passo con una visione dello Stato sempre meno democratica e sempre più assoggettata a figure in grado di farsi garanti, in termini più emotivi che istituzionali, dell’eticità dello Stato stesso.

Quel delicato equilibrio dei poteri (legislativo, esecutivo e giudiziario) che è alla base dei moderni ordinamenti istituzionali, e che solo garantisce la democrazia dei nostri sistemi, è sempre più messo in discussione, oggi per problemi di urgenza, ieri per questioni di coscienza, domani per cause di forza maggiore, ieri oggi e domani perché è in gioco la sicurezza nazionale.

Ci stanno chiedendo di abdicare alla forma democratica e di affidarci al piccolo padre della nazione, che sa cos’è meglio per noi, che non può agire costretto da lacci e lacciuoli delle leggi, o, peggio, dagli anacronistici lacci e lacciuoli della Costituzione, e che deve essere messo nelle condizioni di lavorare al meglio. Ovviamente al meglio per noi che l’abbiamo plebiscitariamente scelto in libere elezioni…

Oggi pomeriggio ci sono presidi in tutta Italia per difendere la nostra democrazia.  

Io sarò qui.

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Attacco al cuore dello Stato

Ecco l’appello lanciato dall’Unità sul gravissimo fatto accaduto oggi. Lo condivido, lo reputo fondamentale, e lo riporto.

Per la prima volta nella vita di questa Repubblica libera, democratica e garantita dalla Costituzione il potere esecutivo, per iniziativa del presidente del Consiglio, ha deciso di abolire una sentenza legittima, definitiva, non modificabile della giurisdizione italiana al suo più alto livello.

Il Capo dello Stato ha fatto sapere al governo che l’atto sarebbe stato incostituzionale, e ciò per ragioni obiettive, palesi, verificabili nella nostra Costituzione e tipiche di ogni ordinamento democratico. Il governo ha deciso di ignorare l’obiezione. Il presidente della Repubblica, in nome della Costituzione di cui è garante, non ha firmato il decreto del governo. Ciò determina una situazione senza precedenti nella vita giuridica e politica italiana.

Il governo Berlusconi ha deciso di aggravarla annunciando che, in luogo del decreto, presenterà una legge, chiedendo al Parlamento di votarla subito. La legge, anche se approvata, avrà la stessa natura anti-costituzionale del decreto. Tutto ciò su una materia immensamente delicata come la condizione di Eluana Englaro , con una violenta invasione di campo nel dolore di una famiglia e nei diritti civili delle persone coinvolte.

Sentiamo perciò il dovere di essere accanto al presidente della Repubblica, custode e garante della Costituzione. Chiediamo agli italiani di unirsi intorno al Capo dello Stato e alla Costituzione in questo grave momento nella vita della Repubblica.

Vorrei che tutti noi facessimo qualcosa, sul web, ma soprattutto nella vita reale, per esprimere la nostra volontà di resistere a questo attacco alla carta costituzione e quindi alle  istituzione democratiche del paese.