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Empowerpoment e il tiro con l’arco

Metti che in una gita con 21 scodinzolanti cani e la collega (ex)stronza venga organizzata una gara di tiro con l’arco.

Metti che una delle poche fanciulle presenti, per di più marocchina, stacchi, nella prima manche della gara, tutti i compagni per più di cento punti.

Metti che nell’ultima manche si faccia prendere dall’emozione, e sbagli un tiro su tre e gli altri due li faccia senza infamia e senza lode.

Metti che nella classifica finale risulti quarta, e non riesca a prendere nemmeno il bronzo. Manco a dirlo sul podio finale erano tutti maschi.

L’ho vista, fra la prima e la seconda manche, la faccia tesa, mangiarsi le unghie mentre tutti gli altri ridevano e scherzavano. Per lei quella gara aveva un senso. Ci ha riposto delle aspettative.  Le aspettative l’hanno fregata.Il peso del soffitto di cristallo è stato troppo forte da sostenere, per quelle spalle di giovane donna.

Così come la leggerezza ha fatto vincere i maschi, quella leggerezza di chi sa di essere dalla parte del più forte, di chi si può permettere di prendere in giro i compagni che si comportano da donnicciuole. Il ragazzo che ha vinto è un ragazzo delizioso, attento, sensibile, gioioso. Niente contro di lui.

Quello che mi fa soffrire è il vedere quanta strada ancora resta da fare, a questa umanità di donne e uomini, perché davvero sia da ognuno secondo le proprie possibilità, ad ognuno secondo i propri bisogni.

Come insegnante le vedo sempre un passo indietro, le mie piccole splendide donne, e voglio aiutarle a fare cento passi avanti.

Come madre so di dare spesso segnali in senso opposto, e che i condizionamenti sono fortissimi, anche per una come me che crede di sapere.

Come donna so quanto nella vita ho pagato, e perso, per colpa di quel maledetto soffitto di cristallo, quello fuori di noi e soprattutto quello dentro di noi. Quello delle aspettative, delle unghie mangiate, del senso di responsabilità verso i figli, quelli che ci sono e quelli che verranno.

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8 marzo

Al corteo non c’era tanta gente, si respirava un clima un po’ malinconico.

Però c’erano molte ragazze. La maggior parte di loro era magra. Troppo magre. Mi ha fatto impressione. Si parla di riappropriazione del corpo femminile e poi vedi tante ragazze a cui non appartiene il corpo che si portano dietro. Se fosse loro, non sarebbero così magre.

Mi hanno messo più allegria le cinquanta-sessantenni, con sorrisi a trentadue denti, chiaramente felici di (ri)trovarsi lì.

A Roma c’è stata la manifestazione unitaria dei sindacati. C’erano molte donne. Non quelle dell’assemblea delle femministe e lesbiche, che hanno deciso di non partecipare. È tutto molto logico e coerente e giusto.
Io però se avessi potuto, sarei andata alla manifestazione del sindacato di oggi. Perché credo sia importante anche farsi contare (alla fin fine le manifestazioni si fanno soprattutto per quello). Perché se è vero che nel sindacato dominano atteggiamenti maschilisti e omofobici – cavoli se è vero! è verissimo anzi- è anche vero che nel sindacato si fanno cose.

È il sindacato a fare gli accordi di secondo livello nelle aziende, che possono tenere conto che esistono il soffitto di cristallo e le discriminazioni di genere sui luoghi di lavoro, è il sindacato che è presente nei luoghi di lavoro, così poveri di elementi di auto-organizzazione collettiva; nel sindacato si parla di donne. Forse non abbastanza, forse non nel modo giusto, ma se ne parla.
Questo tenersi sempre e comunque fuori in nome di una purezza di principi mi lascia perplessa.

Sebben che siamo donne, paura non abbiamo…

Per amor dei nostri figli in lega ci mettiamo…

Liberadonna

Io ho firmato. E tu?