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Bilanci

Mancano otto settimane alla fine dell’anno scolastico.

Il bilancio complessivo di questo primo anno di insegnamento è decisamente negativo. Comunque mi rigiri fra le mani questa esperienza, non riesco a trovarci una sola cosa positiva. Ah, si, una cosa positiva c’è stata, avere più tempo libero, cosa che però mi sembra veramente bieca.

Per il resto, credo di essere una pessima insegnante. Non riesco a insegnare niente ai miei allievi, riesco solo  ad urlare, mettere note, fare compiti in classe a sorpresa. In un anno non sono riuscita a stabilire uno straccio di relazione con loro, mi esasperano e basta.

Di fatto, tutte le più fosche previsioni su quello che sarebbe stato per me questo lavoro si sono avverate.

Prima facevo un lavoro non entusiasmante, ma che mi piaceva, e nel quale riuscivo ad utilizzare le mie qualità. Aveva il piccolo difetto di prosciugarmi l’anima, ma nessuno è perfetto. Adesso faccio un lavoro che mi lascia l’anima, ma nel quale nessuna delle mie qualità serve a niente, e invece ne servirebbero altre, che non ho.

Questo lavoro mi sta facendo perdere la stima di me. Speriamo di ritrovarla da qualche parte. Speriamo soprattutto che l’anno prossimo vada meglio.

Buonanotte.

Insegnanti inefficaci

F. mi fa impazzire. Quattordici anni, nel pieno del casino della sua età. E ci sguazza, come ci sguazza… Due genitori stronzi, amici teppistelli, poca voglia di studiare, la tendenza a piangersi addosso.

F. non ne vuole sapere di studiare la mia materia. A dire il vero non ne vuole sapere nemmeno di seguire le mie lezioni. Chiacchiera in continuazione, gioca col cellulare, tenta di copiare ai compiti. Si fa pure beccare, se è per questo.

Oggi ad F. ho dato una nota, in quanto ha passato l’ora a giocherellare con un accendino, e non l’ha piantata nemmeno dopo che l’ho ripreso più volte.

Poi ci ho parlato. In questi giorni gliene sono successe di ogni, ma cose serie, un fratello all’ospedale tanto per dirne una. È depresso, molto depresso. In cuor suo ha già dato per perso l’anno. Non sa dove sbattere il capo.

Mi sono sentita totalmente idiota, a non aver capito cosa ci fosse dietro la sua apatia, che avevo preso per arroganza.

Vorrei fare qualcosa per F. ma non so cosa. Non mi sento all’altezza. Mi vedo del tutto inefficace, come insegnante.

Loro fanno casino, e io non riesco a leggere dietro ai loro frizzi e lazzi, non riconosco chi fa davvero il furbo e chi invece nasconde disagi. Finisco per essere cattiva con tutti, indistintamente, punisco chi avrebbe bisogno di ascolto, lascio impuniti quelli che avrebbero bisogno di capire che a scuola, come nel mondo, si dovrebbero rispettare alcune regole.

Da un lato metto troppa poca distanza fra me e loro, si sentono autorizzati a fare, e dire cose con me che non sono adeguate alla relazione insegnante-allievi. Dall’altro non riesco ad essere empatica, li vedo come un tutto indistinto e un po’ nemico, dal quale difendermi.

Questo lavoro si sta rivelando molto più difficile del previsto.

E intanto ho contribuito ad aumentare la depressione di F.

Fallimenti

L’ultima volta che sono stata in classe di L., gli ho messo un rapporto. Non può starsene tutta l’ora a fare il buffone, tirare enormi palle di carta, rovesciare una bottiglia d’acqua sul banco dietro, chiacchierare con il compagno di banco… e con quello all’angolo opposto della classe. Non mi piacciono i rapporti, ma l’alternativa era buttarlo fuori di classe. E per lui sarebbe stato un regalo, non una punizione.

L. continua a fare confusione disturbando la lezione e distraendo i compagni, e non smette malgrado i ripetuti richiami da parte dell’insegnante.

L. non ha voglia di fare niente. Alla prima verifica scritta, a novembre, era convinto fin dal primo minuto di consegnare il compito in bianco, gli sono stata vicino per tutta l’ora e alla fine mi ha consegnato qualcosa se non proprio sufficiente almeno passabile. Le successive verifiche sono state un disastro.

L. è totalmente demotivato verso la scuola. Non ci prova nemmeno a fare qualcosa, così almeno può credere di andare disastrosamente non perché è zuccone ma perché non fa un fico secco. E in effetti zuccone zuccone non è, uno zuccone medio. Ma con un’autostima sotto i piedi.

Dopo la lezione ho parlato con L., che ha dichiarato di aspettare a gloria il compimento dei sedici anni per poter andare a lavorare. Con il suo babbo, nel campo, che gli piace molto di più rispetto a venire a scuola. Sarà vero? Sarà un’autodifesa? Propendo per la seconda ipotesi.

L. ha preso un tot di rapporti, in questo primo quadrimestre. È pure riuscito a farsi dare tre giorni di sospensione. Diciamo che se c’è una cosa in cui mette impegno e determinazione, è cercare di farsi buttare fuori.

Certo che così mi sembra di avere tutte le armi spuntate. Sento di non poter fare niente per L., e al contempo sono contenta, lo ammetto, quando fa forca, almeno il clima nella classe diventa più gestibile.

Il tutto somiglia a un fallimento, e mi fa sentire un buco in fondo allo stomaco. Magari col tempo mi abituerò. Imparerò a trattare gli innumerevoli L. che incontrerò sul mio cammino in modo più efficace, ma soprattutto imparerò a non starci male.

Mi sembra che fare l’insegnante sia un po’ come fare il medico, solo che non è facile capire come “curare” gli allievi che hanno bisogno di noi. Alla fine io insegno solo per quelli che sono in grado di cavarsela da soli. Non è una bella sensazione.

a volte però non basta

sapere che si è alle prime armi, sapere che nessuno ti insegna ad insegnare, essere consapevoli dei propri limiti, tutte cose che aiutano.

a volte però non basta.

a volte ti senti totalmente inadeguata. sai che hai sbagliato e non sai come rimediare. non riesci a trovare una strategia efficace per gestire la classe.

e ti domandi perché hai lasciato un lavoro che ti dava delle soddisfazioni e nel quale, fatte le somme, le cose non andavano niente male, per ritrovarti in questo casino.

la sensazione peggiore è sapere che qualunque altro insegnante avrebbe fatto meglio di te.

non si può far altro che rialzare la testa e ricominciare.

si, ma come?