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I bambini e la guerra

Sempre Gaza, si, anche se c’è il cessate il fuoco. Perché laggiù non hanno più le case, e ci sono ancora un sacco di morti sotto le macerie, e di feriti negli ospedali. E anche perché molti ospedali non ci sono più.

In questo mese mi sono chiesta spesso se dovevo parlare di Gaza a mia figlia. Mia figlia ha sette anni, fa la seconda elementare, è leggera come una farfalla e ogni pesantezza la distrugge. E non le ho parlato. Ho voluto lasciarle la leggerezza dell’infanzia. Ma mi domando se ho fatto bene, perché mia figlia capisce più di quanto non dica, come tutti i bambini, e perché ho letto qui. Ma anche qui (che è poi lo stesso blog).

Basta, vi prego

Ero al bar. La radio trasmetteva le ennesime notizie su Gaza. La barista ha detto “Ma quanto tempo hanno intenzione di andare avanti con questo massacro?”. L’ha detto a voce bassa, fra sé e sé. E allora io ho capito.

Tutti lo sanno che è in corso un massacro, il genocidio di esseri umani inermi. Certo, c’è Hamas con i suoi razzi Qassam a dare una parvenza di motivazione a quello che sta succedendo. Ma ogni giorno questa parvenza è sempre meno credibile.

E così tutti lo sanno, che è un massacro. Lo sanno i governanti di tutto il mondo, ma lo sanno anche le persone comuni, malgrado la copertura mediatica scarsa e tremendamente di parte. Però non si può dire. Io me li vedo i vari Sarkozy, Obama, Bush che si telefonano e si dicono “Ma quanto avranno intenzione di andare avanti? Mica possiamo continuare a e sostenere la tesi del diritto di Israele a difendersi, mentre quelli bombardano ospedali, scuole, adesso anche la sede dell’Unrwa? Alla fine saremo costretti a dire qualcosa anche noi… Che la facciano finita presto!” E in effetti, Israele sembra intenzionato a fare tutto e subito, ci si mette proprio d’impegno.  

Io non lo sopporto più. Questo elenco di morti. Queste foto terribili.

Penso cosa farei se fossi lì, e non riesco nemmeno a pensarlo. Imprigionati come topi in una trappola mortale.

Basta, vi prego.

Ancora Gaza

Moni Ovadia, attore, autore e scrittore ebreo e Ali Rashid, già primo segretario della delegazione palestinese in Italia,  promuovono l’appello Impegnamoci a ricostruire sul sito di Peacereporter.

Sottolineo che Moni Ovadia è ebreo. E su questa sua ebreitudine ha costruito il suo lavoro, la sua vita. Eppure non fa di questa sua appartenenza un velo che trasfigura la verità, ed ha il coraggio di usare parole anche durissime contro quello che sta accadendo a Gaza. Ha il coraggio di superare le barriere e di scrivere un appello insieme ad un palestinese. Questo solo fatto, in un momento così buio, mi sembra un piccolo miracolo.

Ovadia e Rashid dicono che

abbiamo anche imparato in tutti questi anni che gli obiettivi di pace, sicurezza e prosperità non passano attraverso l’uso della forza delle armi, ma attraverso l’adozione di scelte accettabili per entrambe le parti in causa e l’avvio di un processo di riconoscimento reciproco, del dolore dell’altro in primo luogo, che è il primo passo verso la riconciliazione.

È un appello da firmare. Al più presto. Perché le parole prendano il posto delle armi, perché la ragione vinca sul terrore.
Perché i bambini di Gaza possano tornare a vivere.

Firmatelo.

Gaza bis

Qualcosa è successo.

The United Nations Security Council tonight overwhelmingly called for an immediate ceasefire in Gaza leading to a full Israeli withdrawal, the unimpeded provision throughout Gaza of food, fuel and medical treatment, and intensified international arrangements to prevent arms and ammunition smuggling. (fonte Nazioni Unite)

Traduco a braccio, in modo sicuramente inadeguato:

Il Consiglio di Sicurezza dell’ONU stanotte ha richiesto con determinazione l’immediato cessate il fuoco a Gaza, nonché il ritiro di Israele, la possibilità di portare cibo, carburante e supporto medico a Gaza, nonché l’intensificarsi delle azioni internazionali per ostacolare il contrabbando di armi e munizioni verso Gaza.

La risoluzione è stata approvata quasi all’unanimità, con la sola astensione degli Stati Uniti (che di fatto è equivalente ad un voto a favore, visto che gli Stati Uniti sono fra i membri del Consiglio di Sicurezza a detenere il diritto di veto).

Per il resto, cito Zucconi, di solito così moderato, condividendo la sua inconsueta e quindi particolarmente incisiva durezza.

A scopo informativo, segnalo questo illuminante articolo di Peace Reporter su quanto accaduto “laggiù” dalle elezioni del 2006 a oggi.  

È sempre utile ricordare, che ci piaccia o no, che nel 2006 Hamas ha vinto le elezioni, e non è al governo a seguito di un colpo di stato, come si tende sempre a far credere. Sottolineo il “che ci piaccia o no”, nel senso che non sono una sostenitirce di Hamas, ma credo nell’auto-determinazione dei popoli.  

Gaza

L’ultimo post risale all’ultimo giorno di scuola. Domani sarà il primo giorno dopo le vacanze, e sono di nuovo qui.
Per scrivere di Gaza. 
Solo per dire che il bilancio aggiornato ad oggi è di 635 vittime. Palestinesi. Quasi tutti civili, fra i quali decine di bambini.
Forse una decina di vittime israliane.  
La Croce Rossa definisce la situazione una “crisi umanitaria totale”.

Non credo ci sia molto altro da dire.

Si può essere moderati, ma a volte ad essere troppo cauti si finisce per passare dalla parte del torto.