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Scherzi di natura

Life is what happens to you while you’re busy making other plans…  (John Lennon)

Sempre sui progetti, le priorità e le strade tracciate.

Forse non ne possiamo fare a meno, forse è insito nella natura umana, questo cercare una strada da seguire, e un punto in fondo alla strada da inseguire.

Ma non bisogna dimenticarsi del paesaggio intorno. Perché alla fine quello che avrà fatto la nostra vita è l’intensità con cui avremo guardato quel paesaggio, più che l’aver raggiunto o meno il punto.

C’è un altro aspetto. Se noi non lo guardiamo con intensità, non gli dedichiamo la giusta attenzione, il paesaggio farà di tutto per farsi notare. E mica ci va tanto per il sottile, in queste cose. Temporali, tempeste, inondazioni, eruzioni vulcaniche. La natura non scherza, quando vuole farsi notare.

Però, se ci concentriamo su ciò che accade durante il cammino con il dovuto rispetto, allora son soddisfazioni. Come ieri sera la luna e venere in un cielo turchino. Una cosa tipo questa per intendersi.

Scelte di vita

Post lieve lieve. Oggi ne ho bisogno. Dopo una settimana “politica” come quella passata, e oggi due CDC per i P.E.I. mi è concesso.

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Vabbé non avere progetti, vabbé che la nostra vita è dominata dal caso, vabbé lasciarsi vivere….

Ma perché una ventina di anni fa, quando mi sono iscritta all’università, ho scelto fisica?

Potevo fare storia dell’arte, filosofia, sociologia, storia, anche matematica o statistica, ma fisica proprio!!!! Dopo così tanti anni ancora non me ne capacito.

Se il caso mi fosse stato amico, magari avrei potuto non farcela, rimbalzare dieci volte ad analisi 1, come succedeva a tanti, oppure svegliarmi una mattinata rinsavita, come era successo già a mio padre, che in una notte decise, dopo due anni di medicina con tutti gli esami dati, che no, non era la sua strada, e sarebbe diventato architetto.

No no, sono andata avanti, laurea, dottorato… E poi… Ero riuscita poi a scappare, per quasi dieci anni.

Adesso mi ha riacciuffato. Mi tocca pure di insegnarla!!!!

Quasi quasi l’anno prossimo mi iscrivo a matematica, o vediamo se questa volta, a mettere in piedi un progetto esistenziale con i fiocchi, le cose vanno meglio (poi però mi tocca cambiare il nome al blog…)

Priorità

Priorità per me è diventata una parolaccia quasi quanto progetto.

La nostra vita è una corsa a ostacoli per definire le nostre priorità. Priorità professionali, esistenziali, emotive, sentimentali. Priorità assolute. Soprattutto priorità assolute.

Il problema è che, come per i famigerati progetti, anche le priorità non sono affatto libere come sembrerebbero. Anche se ci illudiamo, non siamo mai veramente noi a definirle. È il contesto che le induce. La vita che ci obbliga a scegliere questa o quella, a seconda dei momenti, delle esigenze familiari, dello stato del nostro conto in banca, della salute, della qualità del rapporto di coppia…

… Gli operatori sono momentaneamente occupati. Si prega di attendere per non perdere la priorità acquisita…

Come possiamo permetterci di perdere la priorità acquisita, anche se in quel momento non è la nostra?

Un’umanità che corre e rincorre priorità e progetti in conflitto gli uni con gli altri, raramente prodotti dal nostro più intimo sentire, quasi sempre indotti dai soggetti più diversi, a volte anche dagli oggetti. Ecco quello che mi si spiana davanti.  

Tutto questo “voglio dunque esisto” ci massacra, ci mette gli uni contro gli altri, ci mette sempre più contro noi stessi.  

Veramente dovremmo renderci conto che questa nostra volontà che crediamo così potente è in realtà quasi sempre inane, per non dire inutile, e viviamo in un flusso nel quale ci possiamo spostare per micron, più che per chilometri. È altrettanto vero che quel micron può produrre, nel medio e lungo periodo, spostamenti più che rilevabili, ma spesso del tutto imprevedibili.

Meglio sarebbe allora spostare lo sguardo dal lontano e posarlo su quello che ci circonda, sia nel tempo che nello spazio, su quel quotidiano così schiacciato dalla vita che incalza. Trasformare quel quotidiano in un canto.

Basta progetti, basta priorità, solo il nostro giardino, da coltivare giorno per giorno per trasformarlo in un piccolo paradiso. Questo non vuol dire chiuderci nel privato, tutt’altro. Mille sono i giardini, mille le vite e i sentimenti.
Nel mio giardino ci potrà essere l’impegno politico, nel tuo la lettura, in un altro la bicicletta, ma il punto è smettere di vedere la vita come un vettore, con modulo direzione e verso.

La vita è solo un intorno grande a piacere di questo punto nello spazio-tempo.

Idee chiare

Ammetto sia importante sapere quello che si vuole, tutti si riempiono la bocca con parole del genere, ma penso sia molto meglio volere quello che si sa, ci vuole più tempo, è vero, e le persone non hanno pazienza… (Saramago, Storia dell’assedio di Lisbona)

A proposito di progetti e progettualità.

Come al solito i grandi sanno dire le cose in una frase, quando noi nemmeno in cinquemila battute sapremmo esprimerci meglio.

Più consapevolezza, meno progettualità

Un collega che si è trasferito qui da poco, e ha lasciato nella sua città la compagna e il figlio appena nato, mi ferma oggi perché ha chiaramente bisogno di sfogarsi.

Lo ascolto esprimere le sue preoccupazioni. La compagna sta traccheggiando a trasferirsi anche lei qui, chissà se le piacerà la casa che lui ha preso, per lei è difficile trovarsi in una città che non conosce con un bambino piccolo, come farà a costruirsi la sua strada…

Tutte preoccupazioni lecite, comprensibilissime. Ma nei suoi occhi preoccupati leggo altro, leggo l’ansia di aver ipotecato il futuro della compagna, il suo progetto di vita, il sentirsi addosso la responsabilità di aver scelto per tutti e due.

Tecnicamente è stato così. Scaduto il suo contratto a progetto nella città dove abitavano, lui ha trovato lavoro qui, nel frattempo è arrivato un figlio.

È difficile per una donna trovare un lavoro, soprattutto se ha dei figli piccoli. All’inizio i lavori sono precari, e se mancano le reti di supporto familiare finisce che spesso quei lavori li perde, perché c’è l’inserimento al nido, e poi oggi il bambino si ammala, magari fra una settimana è di nuovo a casa per le vacanze di Pasqua. Chi ci sta a casa con quel bambino? Un po’ la madre un po’ il padre. Magari una settimana vengono su i nonni. Ma alla fine chi è professionalmente più fragile è a forte rischio di rimanere a piedi. 
E questo è un dato oggettivo. E insopportabile. Che racconta di una società precaria ma non elastica, in cui manca totalmente quella flessibilità di cui avrebbero bisogno le persone per mettere assieme i diversi pezzi delle proprie vite.

Ma continuo a sentire una nota stonata. La nota stonata è che in queste narrazioni manca sempre più il noi e prevale l’io. A livello macro, come a livello micro. Anche nella vita quotidiana delle persone.

Ormai quasi nessuno riesce ad evitare di porsi degli obiettivi individuali. Sembra che non sia più dignitoso vivere, certo con impegno e serietà, ma nella consapevolezza che la stragrande maggioranza delle scelte che faremo non saranno scelte ma occasioni colte o non colte, che spesso i sentieri, per quanto tortuosi, saranno obbligati. Ognuno crede davvero di essere faber fortunae suae in tutto e per tutto.
Diventa molto difficile inserire un altro essere umano in questo complesso puzzle di volontà, aspirazioni, obiettivi, progetti. Un altro che a sua volta avrà volontà, aspirazioni, obiettivi, progetti. Figuriamoci poi molti altri.

Il peso delle nostre scelte diventa a volte insopportabile, perché su quella scelta pesano anche tutte le possibili implicazioni che potrà avere sul nostro destino e su quello delle persone che ne saranno coinvolte. È troppo.

I progetti di vita, che si presentano come armi per la liberazione e l’auto-affermazione, mi sembrano sempre più gabbie che ci impediscono di vivere quel mix di consapevolezza e leggerezza che solo può far apprezzare ciò che stiamo vivendo adesso, assieme a chi lo vive con noi. Ci impediscono di guardare il mondo per quello che è, e non per le sue potenzialità, alla fien ci tolgono la libertà.

Se c’è una parola che non sopporto più è progetto.