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Colleghe

Alla nuova scuola ho una collega stronza.

Mi dispiace perché porta lo straccetto di laicità (per maggiori informazioni, qui), perché ha attaccato sul suo cassetto un adesivo contro il maestro unico, perché sembra brava e competente. Ma purtroppo questi inequivocabili pregi non intaccano nemmeno minimamente il suo essere stronza.

Che si esplica in un atteggiamento supponente e altezzoso, nella fretta nel rispondere quasi non avesse voglia di perdere tempo con me, nelle risposte acide e aggressive di fronte a qualunque tentativo di socializzazione da parte mia, che pure non posso fare a meno di parlare con lei visto che è coordinatrice in una delle mie classi, nell’immancabile “Quando ci sono io in classe non succede niente di tutto questo”. Quest’ultima poi è una di quelle frasi che mi fanno imbestialire. “Lo immagino che non succeda, sei un’insegnante con anni di esperienza sulle spalle, sarebbe grave se succedesse anche a te… ”

Certo, c’è in questa situazione, sicuramente l’inesperienza mia e il fastidio di trovarmi a 43 anni suonati, con più di dieci anni di esperienza lavorativa alle spalle (purtroppo in un altro settore…), nei cenci che ormai mi sono scomodissimi della neofita. Senza nemmeno più la fortuna del neofita, che ho consumato tutta l’anno scorso quando mi assegnarono una sede a cinquanta metri da casa (e quest’anno pago pegno, visto che la sede è a trenta chilometri da casa…).

Però c’è anche quella supponenza, purtroppo tipica della sinistra, dell’avere la verità in tasca, che porta certi soggetti, pur dotati di un’apparente solida cultura democratica, a non essere assolutamente disponibili al dialogo e allo scambio. Se non sai metterti in relazione non giudicante verso il prossimo, alla fine la verità in tasca serve a poco, perché non viene condivisa. Ecco, questa collega è un po’ così, e mi dispiace.

Invece ho un’altra collega carinissima. Anche lei di sinistra, un po’ militante, ma che milita anche i genitori anziani, i figli, e la vita quotidiana. È disponibile, comunicativa, ascolta e si mette in relazione. Seria e competente, sempre pronta ad aggiornarsi, ma senza supponenza. Mi porta articoli di didattica e la abbraccerei per questo, perché ha colto i miei bisogni e mi viene incontro in un modo lieve. Anche lei è coordinatrice in una delle mie classi. Per fortuna.

Poi ci sono quelle che hanno gettato la spugna, e lavorano scoglionate e con fatica,  in apnea dal giorno libero alla domenica. Spero di non diventare mai come loro, anche se spesso penso che potrebbe essere il mio destino.

Degli uomini parlerò un’altra volta.

Così, un post leggero per questo inizio d’anno.

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Scherzi di natura

Life is what happens to you while you’re busy making other plans…  (John Lennon)

Sempre sui progetti, le priorità e le strade tracciate.

Forse non ne possiamo fare a meno, forse è insito nella natura umana, questo cercare una strada da seguire, e un punto in fondo alla strada da inseguire.

Ma non bisogna dimenticarsi del paesaggio intorno. Perché alla fine quello che avrà fatto la nostra vita è l’intensità con cui avremo guardato quel paesaggio, più che l’aver raggiunto o meno il punto.

C’è un altro aspetto. Se noi non lo guardiamo con intensità, non gli dedichiamo la giusta attenzione, il paesaggio farà di tutto per farsi notare. E mica ci va tanto per il sottile, in queste cose. Temporali, tempeste, inondazioni, eruzioni vulcaniche. La natura non scherza, quando vuole farsi notare.

Però, se ci concentriamo su ciò che accade durante il cammino con il dovuto rispetto, allora son soddisfazioni. Come ieri sera la luna e venere in un cielo turchino. Una cosa tipo questa per intendersi.

Cara libertà

Il Manifesto Ho cominciato a leggere Il Manifesto nel 1989, ai tempi di Tien An Men. Prima ero il paradigma del disimpegno liceale degli anni ’80.
Mi c’è voluto un po’ per capire gli editoriali di Rossana Rossanda, ma non me ne perdevo uno lo stesso. Quelli di Pintor li capivi subito, arrivano dritti, e in contemporanea, alla testa al cuore e alla pancia.

Sono passati quasi vent’anni, io sono più acciaccata, le mie speranze sono meno brillanti, ma Il Manifesto continua ad arrivare a casa nostra tutti i giorni, anche se c’è meno tempo per coltivare il cervello di allora e ci sono giorni che ci butto giusto un occhio. Il Manifesto non lo abbandonerò mai.

Ma c’è il rischio che sia lui ad abbandonare me. Perché il mio giornale non ha soldi.

Oddio, spesso il mio giornale si è trovato senza soldi, ma questa volta sembra peggio. C’è la crisi della carta stampata, c’è il governo che vara leggi inique contro la libertà d’informazione.

Senza Il Manifesto la mia vita sarebbe un po’ meno libera.

Domani Il Manifesto sarà in edicola a 50 euro. È un pacco di soldi. È il mio regalo di Natale. Regalatevelo anche voi.